INDICE ED INIZIO ARGOMENTO "ESPOSTO CONSOB INEVASO"


PREMESSA

Nel 2001 ho inviato un esposto alla Consob facendo rilevare che i Sindaci delle Generali hanno effettuato un accertamento almeno irregolare sui fatti contenuti in una mia denuncia. Dopo più di 1000 solleciti, nel 2009 la Consob mi ha risposto di ritenere regolare l'accertamento, ma senza neanche citare i miei rilievi. Come ho subito segnalato, ma senza ottenere alcuna risposta.
Quindi il mo esposto si deve ritenere ancora in attesa di evasione.

Lo Stato di diritto presuppone che l'agire dello Stato sia conforme alle leggi, ma agisce così uno Stato dove un esposto alla Consob del 2001 non è stato ancora evaso nonostante più di 1.000 solleciti, l'intervento del Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF) e ultimamente (1/2015) anche della Presidenza del Consiglio (nei confronti del MEF)?
Come si fa a pensare che i risparmiatori vogliano investire in azioni di aziende italiane, se le istituzioni italiane non operano in modo conforme alle leggi che salvaguardano i loro diritti e se la Consob non esegue neanche quanto un ministero le chiede?
Ma senza adeguati capitali, come potrebbero le aziende italiane crescere nel modo necessario a poter competere con quelle degli stati dove i diritti dei risparmiatori vengono salvaguardati?
Non si potrebbe anche pensare che grazie al cosiddetto "segreto d'ufficio" la Consob possa non effettuare gli accertamenti relativi ad un esposto anche quando sarebbe suo dovere farlo, senza incorrere in alcun rilievo almeno da parte dell'esponente?
 

In base alla legge una delle possibilità che dovrebbe avere un'azionista, è quella di poter censurare la gestione delle società.
Il che dovrebbe poter essere effettuato tramite il collegio sindacale.
Infatti l'articolo 2408 del codice civile recita che "Ogni socio può denunciare i fatti che ritiene censurabili al collegio sindacale, il quale deve tener conto della denunzia nella relazione all'assemblea.".
Ma nella realtà questa possibilità esiste veramente?
In base al caso personale che espongo qui di seguito, direi di no.


Perché ho denunciato ai sindaci delle Assicurazioni Generali sei scelte almeno in contrasto con la diligenza del buon padre di famiglia, ma loro non le hanno neanche citate nella loro relazione all'assemblea dei soci
(invece hanno affermato che l'oggetto della denuncia erano delle scelte tecniche, che avevo citato come conseguenze ma non denunciato come irregolari).
E la Consob, alla quale ho inviato un esposto per denunciare tale inadempienza dei sindaci, dopo quasi otto anni e più di mille solleciti (soprattutto via internet), mi ha risposto di non aver "ravvisato i presupposti che giustificassero l'apertura di una specifica istruttoria".
 

Per chi volesse approfondire il caso, espongo qui di seguito di cosa si tratta, per quanto possibile senza rischiare di incorrere in qualche problema giurisdizionale (le cui "leggi" un cittadino non è in grado di conoscere).


SEGRETO D'UFFICIO

Dopo che nel 2001 i sindaci delle Assicurazioni Generali hanno accertato come infondata una mia denuncia, ho inviato un esposto alla Consob facendole rilevare l'irregolarità e la scorrettezza dell'accertamento.
In base a quanto risulta nel sito internet della Consob (Dell'eventuale apertura di un procedimento e degli accertamenti di vigilanza in corso la Consob non può dare informativa all'esponente in quanto attività coperta dal segreto d'ufficio
), io non avrei avuto il diritto di conoscere l'esito dell'accertamento dei fatti da me esposti.
Ma questa affermazione, non potrebbe essere un'interpretazione un po' troppo estensiva del segreto d'ufficio citato dal
D.lg. 58/98?
E non si potrebbe pensare che la Consob potrebbe utilizzarla per non effettuare affatto gli accertamenti anche nei casi in cui sarebbe suo dovere effettuarli, senza incorrere in alcun rilievo almeno da parte dell'esponente?
Nel mio caso poiché, sebbene dopo otto anni, sono riuscito ad ottenere una risposta, penso di poter dire che si potrebbe pensarlo.
Perché, come dimostrerò qui di seguito, la Consob avrebbe dovuto aprire il procedimento di accertamento dei rilievi da me esposti, ma non mi risulta che l'abbia fatto.

Nella pagina internet relativa all'ufficio esposti della Consob, tra l'altro, è scritto quanto segue.
L'esposto non comporta di per sé l'apertura di un procedimento amministrativo, né l'instaurazione di un contradditorio tra la CONSOB e l'esponente. Il procedimento di accertamento si attiva soltanto quando i fatti segnalati rientrano tra le competenze istituzionali e sono sufficientemente circostanziati.
Nel mio caso il fatto segnalato rientra tra le competenze della Consob, in quanto riguarda delle irregolarità nell'adempimento dei doveri dei sindaci, e il punto 2 dell'articolo 152 del D.lg. 58/98 recita che "La CONSOB, se ha fondato sospetto di gravi irregolarità nell'adempimento dei doveri dei sindaci, può denunziare i fatti al tribunale ai sensi dell'articolo 2409 del codice civile; le spese per l'ispezione sono a carico della società".
Inoltre i fatti sono stati, almeno sufficientemente, circostanziati, dato che all'esposto ho allegato 44 documenti dimostrativi e informativi.
Pertanto, almeno a mio parere, poiché i fatti da me segnalati rientrano tra le competenze della Consob e sono stati almeno sufficientemente circostanziati, la Consob avrebbe dovuto attivare l'accertamento di quanto da me esposto.
Invece mi risulta che la Consob non abbia accertato i rilievi da me esposti, come dimostrerò qui di seguito.

Passati alcuni mesi dall'invio dell'esposto, senza alcun riscontro, ho interessato il Ministro dell'Economia, il quale ha invitato la Consob a
tenermi informato “sullo stato del procedimento relativo all’atto di denuncia in questione”, evidentemente disconoscendo l'interpretazione troppo estensiva del segreto d'ufficio invocata dalla Consob.
Pertanto la Consob avrebbe dovuto informarmi sullo stato del procedimento relativo al mio esposto, nonostante la sua interpretazione della legge, perché comunque il Ministro dell'economia le ha scritto di farlo.
Ma la Consob ha disatteso detto invito ed ha continuato a non informarmi per circa 7 anni, nonostante più di mille solleciti (soprattutto via internet).
Mi ha risposto nel 2009
(poco dopo che avevo nuovamente interessato il Ministro dell'Economia, per cui ritengo che ci possa essere stato un suo intervento), affermando che a suo tempo avevano ritenuto corretto l'operato dei sindaci, ma senza neanche citare i miei rilievi in merito all'irregolarità e alla scorrettezza dell'accertamento svolto dai sindaci.
Per questo motivo penso di poter affermare che la Consob non ha attivato il procedimento di accertamento dei rilievi da me esposti.
Ma ho saputo questo fatto probabilmente grazie all'intervento del Ministro dell'Economia, in deroga al "segreto d'ufficio" al quale si richiama la Consob per non "poter" informare l'esponente.
Senza detto probabile intervento, quasi certamente non l'avrei mai saputo e, quindi,non avrei mai saputo che la Consob non ha effettuato gli accertamenti sui rilievi da me esposti e, di conseguenza, non avrei potuto neanche affermarlo in questa sede. Pertanto la Consob non avrebbe sopportato alcun rilievo in merito.
E allora, come ho scritto sopra, almeno in base al mio caso, non si potrebbe pensare che in nome del "segreto d'ufficio" la Consob possa non aprire i procedimenti di accertamento anche nei casi nei quali sarebbe suo dovere farlo, senza incorrere in alcun rilievo almeno da parte dell'esponente?
 

ESPOSIZIONE DEI FATTI PRINCIPALI

Prima del 2000 sono venuto a conoscenza che la direzione delle Assicurazioni Generali, della quale sono azionista, ha compiuto delle scelte che, a mio parere, sono in contrasto con la diligenza del mandatario (e cioè con la diligenza del buon padre di famiglia, prevista dall'articolo 1710 del c.c.), e che, sempre a mio parere, hanno causato delle inefficienze e dei costi molto più elevati di quelli che si sarebbero avuti con delle scelte diligenti, per cui ho scritto agli amministratori della società per segnalarglielo. Ma loro hanno affermato che dette scelte erano complessivamente coerenti con i loro indirizzi strategici e, quindi, si sono assunti la loro responsabilità. Pertanto, a norma dell'articolo 2392 del c.c., avrebbero dovuto rispondere solidalmente degli eventuali danni (cioè dei maggiori costi) che tali scelte potrebbero aver comportato.

Allora ho pensato di avvalermi dei diritti di socio per denunciare detto fatto al collegio sindacale, affinché potesse provvedere in merito.

Prima di procedere con la denuncia ho svolto una ricerca sull'esito di eventuali denunce presentate in precedenza da altri azionisti ed ho rilevato che negli ultimi quattro anni (assemblee del '97, '98, 99 e 2000) ce n'era stata una sola, che riguarda dei fatti avvenuti nel '91. In merito ad essa, nella relazione del '97 i sindaci hanno scritto di essersi astenuti "da qualsiasi iniziativa" in quanto era in corso un'azione giudiziaria sui fatti denunciati, in quella del '98 hanno scritto che non c'erano stati sviluppi in merito alla causa pendente, in quella del '99 hanno scritto che erano in attesa della sentenza, ma in quella del 2000 non hanno riportato più nulla.

Poiché ho ritenuto poco corretto che una denuncia non sia stata presa in considerazione soltanto perché era in corso un'azione giudiziaria sugli stessi fatti denunciati e che poi non sia stata più citata nel 2000, ho pensato che anche una mia eventuale denuncia avrebbe potuto subire una sorte simile. Pertanto ho svolto una ricerca per sapere se avevo la possibilità di rivolgermi ad un ente di controllo, qualora non fossi stato soddisfatto delle valutazioni dei sindaci, ed ho rilevato che questo ente poteva essere la Consob, grazie ai poteri ad essa assegnati dal D.lg. 58/98. Per ottenere una conferma, ho inviato un e-mail di richiesta informazioni al loro Ufficio Relazioni con il Pubblico, che il 4.1.01 mi ha risposto che se non fossi rimasto soddisfatto dell'operato dei sindaci, avrei potuto inviare un esposto alla Consob che, se lo avesse ritenuto fondato, poteva intervenire anche denunciando i sindaci al Tribunale.

 

Dopo detta risposta ho preparato la denuncia e il 15.2.01 l'ho inviata ai sindaci (corredata con 38 documenti) ma, come avevo temuto, essa è stata giudicata negativamente, dato che i sindaci l'hanno ritenuta infondata, in quanto hanno "accertato che le scelte tecniche fatte dalla Società negli anni 1995-96 ed oggetto della denuncia, erano corrette in quanto in linea con gli indirizzi strategici indicati dagli Amministratori che privilegiavano aspetti di sicurezza e di affidabilità".

Ma io ho ritenuto detto accertamento irregolare, in quanto l'oggetto della mia denuncia non erano le scelte tecniche ma delle scelte organizzative (che hanno causato le scelte tecniche) almeno incomprensibili, e scorretto, in quanto è stato provato praticamente che almeno una delle scelte tecniche esposte nella denuncia non è stata certamente corretta (dopo qualche mese è stata cambiata). Ho ritenuto anche che agendo così, i sindaci siano andati contro il generale interesse alla tutela del pubblico risparmio, perché maggiori costi corrispondono a minori utili e, quindi, a minori dividendi. Pertanto, poiché in base a quanto risulta nel sito internet della Consob, sono proprio questi i requisiti che dovrebbe avere un esposto affinché possa essere preso in considerazione, ho deciso di procedere con l'iter previsto per la presentazione dell'esposto.

Infatti, come previsto dalla Consob, il 3.5.01 ho inviato un reclamo ai sindaci, per poterlo poi allegare, assieme alla loro eventuale risposta, all'esposto. Poi, per mia maggior tranquillità, l'1.6.01 ho provveduto ad inviare ai sindaci un sollecito. Infine, dopo aver atteso inutilmente per più dei 90 giorni previsti la risposta al reclamo, il 20.8.01 ho provveduto ad inviare l'esposto alla Consob. In seguito ho inviato anche degli e-mail e delle lettere (una delle quali, il 5.12.01, al Presidente e al Direttore Generale), per chiedere informazioni sullo stato del mio esposto, ma non ho ricevuto alcuna risposta. Qualche mese dopo ho contattato la Consob telefonicamente e sono riuscito a parlare con la persona che aveva il compito di evadere il mio esposto, la quale mi ha riferito di non potermi dire niente in merito, a causa del segreto d’ufficio, e che quando l’esposto sarebbe stato evaso, oppure archiviato, sarei stato avvisato tramite apposita lettera

Non ricevendo alcuna lettera, il 29.4.02 (o 2.5.02) ho scritto all'allora ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che si è interessato tramite una lettera dell’11.6.02, che il Dipartimento del Tesoro - Direzione IV - Ufficio II, ha inviato alla Consob e p.c. anche al sottoscritto, nella quale la Consob è stata pregata di tenere informata la scrivente e il sottoscritto “sullo stato del procedimento relativo all’atto di denuncia in questione”.
Non avendo ricevuto alcuna informativa da parte dalla Consob, nel luglio 2002 ho contattato telefonicamente la persona che aveva in carico la mia pratica per, almeno, sapere se era a conoscenza della lettera.  Egli se ne è dimostrato a conoscenza e mi ha gentilmente detto che quando il procedimento sarebbe stato concluso, la Consob avrebbe provveduto a riferire le sue decisioni (salvo casi particolari che impongano il segreto d’ufficio), oltre che al sottoscritto, anche al Dipartimento del Tesoro, ma che prima di allora non avrebbe fornito alcuna informazione a nessuno, a causa del segreto d’ufficio imposto dalla legge.
In seguito ho inviato numerosi e-mail di sollecito alla Consob, l'ultimo dei quali, il 1.053° sollecito, l'ho inviato il 4.4.09.

 

Il 3.3.2009 ho scritto al Ministro dell'economia, per informarlo della situazione del mio esposto e per richiedere un suo intervento.


Nei primi giorni di maggio 2009 mi è arrivata una lettera dalla Consob datata 22.4.2009, che pareva voler evadere il mio esposto, ma alla quale ho risposto in data 5 giugno 2009, reclamando, a mio parere e fino a prova contraria,  l'irregolarità con la quale il mio esposto sarebbe stato evaso e avvisandola che avrei aspettato una loro eventuale risposta per tre mesi (lo stesso tempo previsto per la risposta dei sindaci ad un reclamo).

 

Poiché non ho ricevuto alcuna risposta al mio reclamo, il 9.1.10 ho inviato un esposto al Ministro dell'Economia, col quale ho dimostrato che la Consob ha riscontrato ma non evaso il mio esposto, dato che non ha scritto nulla in merito ai miei rilievi sull'accertamento dei Sindaci, che io avevo riportato nell'esposto e che riguardavano la sua regolarità, la sua correttezza e il generale interesse alla tutela del pubblico risparmio, rilievi che nel sito internet della Consob risultano essere i requisiti che dovrebbe avere un esposto per essere preso in considerazione.

Continuando a non ricevere alcuna risposta il 6.9.10 ho inviato una lettera al Ministro dell'Economia, per informarlo che non avevo ancora ricevuto alcun riscontro dalla Consob, che non speravo più nell'evasione dell'esposto e che avevo smesso di sollecitarla in quanto non mi risultava più possibile farlo via internet e, quindi, oltre che inutile sarebbe stato anche costoso.
 

All'inizio del 2011 era in approvazione un decreto su una riorganizzazione della Consob, la quale, tra l'altro, prevederebbe un collegio di revisione a cui parteciperebbe un rappresentante del ministero dell'Economia, il che potrebbe consentire un controllo del ministero nei confronti della Consob. Ma il 10.2.2011 i sindacati CGIL, FALBI e UIL, hanno indetto uno sciopero contro detta riorganizzazione, in quanto metterebbe in discussione l'indipendenza della Consob.

Poiché nel sito della CGIL è scritto che i messaggi inviati all'indirizzo caracgil@cgil.it "saranno tutti letti ed esaminati accuratamente dall'Ufficio di Segreteria, che, nei casi che risulteranno più rilevanti, provvederà a contattare il mittente", pur non contandoci molto, non potevo non tentare anche questa strada per stimolare la Consob ad evadere il mio esposto. Per cui il 16.2.11 ho inviato un e-mail a caracgil per, tra l'altro, chiederle se le "sembra giusto difendere il personale della Consob contro una sua riorganizzazione che minerebbe la sua indipendenza, considerando il comportamento da essa tenuta nel mio caso", sperando in un suo intervento presso la Consob.

 

Dal 2010 mi risulta che non sia più possibile sollecitare l'evasione di un esposto via e-mail e/o via internet, in quanto non ho più trovato accessibile detta possibilità nel sito della Consob (che quindi dovrebbe essere stata tolta), e ritengo troppo costoso (in termini di tempo e di denaro) effettuare solleciti via posta (naturalmente raccomandata con A.R.), anche in considerazione dei risultati ottenuti con i 1.053 solleciti precedenti, per cui ho smesso di sollecitare ma, comunque, almeno fino a quando non avrò ottenuto una dimostrazione contraria, continuerò a ritenere inevaso il mio esposto e, quindi, ad attendere una verifica dei miei rilievi in merito alla regolarità, correttezza e tutela del pubblico risparmio,  sull'accertamento svolto dai sindaci della mia denuncia.
Per correttezza preciso che all'inizio del 2015 ho verificato che dovrebbe essere possibile inviare e-mail alla Consob, usando un indirizzo PEC (Posta Elettronica Certificata), il che è un po' laborioso e costoso per un utente non commerciale.

 

Nel 2011, e precisamente in data 4.3 e 11.10, ho inviato due lettere al Ministro dell'Economia, per informarlo, tra l'altro, che il mio esposto non era stato ancora evaso e che la Consob non aveva fatto nulla per rimediare a questo problema. Ma non ho ancora ricevuto alcuna risposta, che comunque non gli ho richiesto.

 

Il 27.1.12, dato che è cambiato il Ministro dell'Economia, soprattutto nella speranza di un maggior potere del nuovo ministro Professor Mario Monti ed anche per evidenziargli il mio caso, ho inviato un sollecito all'evasione del mio esposto del 9.1.10 al Ministero dell'Economia.

 

Il 29.3.12 ho inviato un altro sollecito al Ministro dell'Economia, via e-mail indirizzata all'Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP). Quest'ultimo mi ha risposto il 2.4.12, informandomi di aver inoltrato il sollecito alla segreteria del Ministro Monti.

 

Il 25.6.12 ho inviato un terzo sollecito al Ministro dell'Economia, via e-mail, ottenendo la stessa risposta di quello precedente.

 

Ulteriori solleciti al Ministro dell'Economia li ho inviati il 12.10.12 (4°), 10.2.13 (5°), 2.5.13 (6°), 21.7.13 (7°) e 21.4.14 (8°).

 

Al 6° ed 8° sollecito, mi è stato risposto che il MEF non ha titolo per effettuare quanto da me richiesto né per giudicare il comportamento della Consob, autorità che opera con piena autonomia, vincolata solo al rispetto della legge.

 

Il 25.9.14 ho inviato un e-mail al Ministro dell'Economia, all'Ufficio della Presidenza del Consiglio e all'Ufficio del Segretario Generale, chiedendo a chi ci si doveva rivolgere se si riteneva che la Consob non avesse rispettato la legge.

 

L'8.1.15, con piacevole sorpresa, ho ricevuto un e-mail da Palazzo Chigi, nel quale era allegata una lettera della Presidenza del Consiglio dei Ministri, indirizzata al MEF, dove quest'ultimo veniva pregato di dare riscontro al sottoscritto.

 

Quindi non avevo ancora perso tutte le speranze di ottenere l'evasione del mio esposto alla Consob.

 

Però, nonostante la lettera della Presidenza del Consiglio, non ho ricevuto alcuna risposta dal MEF.
Pertanto ho sollecitato il MEF per ottenere la risposta, il 3.4.2015, 12.10.2015 ed infine il 7.1.2016.

Ma, a tutt'oggi non ho ricevuto alcuna risposta.

Ma io non desisto!

 

Eppure sarebbe bastato che in risposta al mio esposto del 2001, la Consob avesse invitato i sindaci ad effettuare gli accertamenti sui fatti denunciati, dato che non li avevano neanche citati nell'assemblea del 2001, come si poteva semplicemente e velocemente rilevare dal contenuto dell'esposto.
Così i Sindaci avrebbero dovuto invitare gli amministratori a porre rimedio, per quanto possibile, ai fatti da me denunciati.


 

Conclusioni

 

In base a quanto esposto ritengo di poter concludere che, almeno, un azionista ha notevoli difficoltà a censurare la gestione delle società, però si trova costretto a subire le eventuali perdite di valore delle azioni da lui possedute, qualora le società vengano gestite male.

 

L'articolo 47 della nostra costituzione recita che "La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme" e che favorisce il "diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese".

Inoltre il nostro Ministro dell'economia, On. Tremonti, è riuscito a fare in modo che nel nuovo patto europeo di stabilità, venga tenuto conto anche dei risparmi delle famiglie, pertanto lo Stato dovrebbe incoraggiare detti risparmi anche per controbilanciare l'enorme debito pubblico dello Stato.

Ed ancora il punto 2 dell'articolo 152 del D.lg. 58/98 recita che "La CONSOB, se ha fondato sospetto di gravi irregolarità nell'adempimento dei doveri dei sindaci, può denunziare i fatti al tribunale ai sensi dell'art. 2409 del codice civile", cosa che il suo ufficio relazioni con il pubblico, mi ha confermato tramite e-mail.
Perché allora non ha denunciato i sindaci al tribunale o, in alternativa, non mi ha dimostrato che i miei rilievi sono infondati?

 

 

In verità il Ministro dell'Economia si è interessato del caso tramite la lettera del 11.6.02 e, molto probabilmente, con un'altra comunicazione prima del 22.4.09, data della risposta della Consob.
Inoltre l'8.1.15 anche la Presidenza del Consiglio dei Ministri si è interessata.

Ma purtroppo tale interessamento non è servito a far evadere il mio esposto, almeno finora.

Il che non potrebbe far pensare che, almeno finora, la Consob possa fare ciò che vuole, senza che nessuno possa "controllarla"?

 

P.S.
Pur cercando di mantenere la loro sostanza, ho dovuto tagliare il contenuto delle lettere per problemi di riservatezza, privacy, ecc..